Riflessioni sui costumi di Garage Olimpo

di Caterina Giargia
alcune immagini che hanno ispirato il mio lavoro

Ho lavorato con Marco Bechis per la prima volta nel 1982, a Milano, per la mostra videografica “Desaparecidos dove sono?”. Quello fu il mio primo approccio al tema. Avevo ventidue anni: fossi stata in Argentina, anziché in Italia, sarei potuta essere una potenziale desaparecida. Andai per la prima volta in Argentina nel ‘96, e vi andai per Garage Olimpo. Cominciai con la documentazione storica, luoghi, fotografie, musica, chi erano, cosa ascoltavano,come si vestivano i militanti di sinistra. Chi erano, come vivevano come si comportavano i torturatori dello governo militare. Fu una lunga ricerca, una profonda immersione nella storia di quegli anni. Marco non voleva una ricostruzione storica datata, ma vera alla fonte. Voleva che la scenografia e i costumi si mantenessero in uno stato di atemporalità marcata dalla verità dei fatti.

Passavo i pomeriggi nell’ufficio dell’organismo dei "Familiares" dove si incontrano e lavorano le "madri" e il gruppo di "Hijos", una famiglia anomala fatta di madri senza piu’ figli e di figli senza piu’ genitori. Con loro ho ripercorso tanti destini, attraverso i loro ricordi , le foto: "questa è mia figlia", "questo è mio marito", "questo e’ mio fratello" , "da un attimo con l’altro non se ne è saputo piu’ nulla". Legami spezzati. Alcuni di loro sono ora miei amici. Sono quelli che ci hanno seguito sul set, o forse quelli che noi abbiamo seguito. Per me non era facile lavorare lì sotto nei sotterranei per quindici ore al giorno accanto a gente come Mario Villani, che di anni sottoterra ne aveva passati quattro e non per girare un film. Sentivo che potevo vivere quell’ esperienza solo in modo estremo . Pensavo, "stiamo lavorando su una fiction, ma abbiamo il diritto di spingerci più in là?". Ho deciso allora di chiedere al gruppo di "familiares" di aiutarmi , ho chiesto se era possibile e non folle tirar fuori i vestiti veri, quelli appartenuti alla loro madre, al loro figlio. Non era una domanda facile, l’organizzatore della produzione aveva paura, ed io stessa sapevo che era una responsabilità molto forte, quei vestiti erano materia viva. Ma non volevo e non potevo farne a meno. Con Cristina Muro, moglie di uno scomparso e ispiratrice del personaggio di Gloria, organizzammo in modo meticoloso una catalogazione degli abiti che via via ci venivano consegnati dalle famiglie. Ad ognuno venne posta un etichetta con nome e numero. In sartoria fu allestito uno spazio solo per loro in modo che i vestiti non si confondessero con gli altri. Andavano protetti. E’ così accaduto che una ragazza del gruppo di “hijos”, la quale lavorava come attrice nella parte di una militante, si sia trovata ad indossare una camicia appartenuta ad una giovane sequestrata quando aveva la sua stessa eta’. Non è stato l’unico caso. Questa “vestizione” metteva l’attore in una situazione molto particolare, il suo ruolo diventava più reale rispetto alle altre occasioni professionali.
Ho incontrato diverse difficoltà a trovare l’abito adatto a Maria in una scena tra le più importanti del film: quella dell’uscita dal Garage con Felix. Marco non era mai soddisfatto, non era mai il momento di decidere. Il vestito per un passaggio così essenziale del racconto non c’era. Scalpitavo. Lita Boitano (madre di Adriana e Michelangelo, compagni di scuola di Marco, scomparsi vent’anni fa) con l’ energia vitale che la contraddistingue, verso la fine delle riprese mi porto’ un vestito di sua figlia, nero, pochi ricami colorati, corto, anni’ 70. Era il vestito che Adriana indossava per le feste. Adriana era stata sequestrata sotto gli occhi di sua madre , se l’era vista portare via da un falcon senza piu’ avere sue notizie. Lita sentiva che il film le apparteneva, aveva fiducia nel lavoro che stavamo facendo e ci diede il vestito. Provammo alla protagonista il vestito: era perfetto, non aveva bisogno di nessuna riparazione,era il vestito di Maria per l’uscita con Felix senza alcun dubbio.

alcune immagini che hanno ispirato il mio lavoro
 
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