LA MEMORIA
di Marco Bechis
da ALIAS supplemento a il manifesto
9-02-2002


La memoria è la capacità di ricordare il passato e riconoscere nel presente tutte le situazioni che gli assomigliano.
Quindi serve ad agire oggi e non deve essere solo qualcosa che funziona con 50 anni di ritardo. La memoria è l'unico strumento che può impedire il ripetersi di errori.
Oggi, in Argentina, Cile, Uruguay e tanti altri paesi latinoamericani, della mia generazione (quelli che avevano vent'anni negli anni settanta) sono rimaste solo le ossa. I parenti delle vitttime scomparse, quando hanno avuto fortuna, hanno ritrovato i figli, i mariti, le mogli, i fratelli e sorelle in qualche fossa comune, la grande maggioranza degli socmparsi del continente, sono scomparsi nel nulla: cimiteri clandestini non ancora ritrovati e il mare. Uno strano cimitero, il mare.
Qui in Europa la stessa generazione oggi dirige giornali, imprese, conduce programmi radio e tv.
In America Latina è stata decimata. Migliaia e migliaia di morti giovani a cavallo tra gli anni settanta e gli ottanta, un decennio appena.
Già dagli anni sessanta gli americani che si occupavano di America Latina avevavano coniato il concetto di "nemico interno". Alla School of America della Cia a Panama gli ufficiali istruttori insegnavano che il nemico degli eserciti sudamericani non era più il paese vicino bensì la sovversione che si annidava dentro le frontiere del paese stesso. Da quell'assunto fortemente ideologico, partirono le dittature: una dopo l'altra. Poi si allearono.
Il Plan Condor prevedeva lo scambio di prigionieri clandestinamente, da un paese ad un altro. Aumentare l'efficenza.
Favori di scambio. Traffici di desaparecidos tra il brasile, il cile, l'uruguay, il paraguay, l'argentina.
E i bambini. Rubati sul nascere alle giovani madri che partorivano nei campi di concentramento. Alcuni di loro hanno anche passato le frontiere.
Oggi in America Latina c'è memoria di quegli anni?
C'è la sensazione che siano cose successe non solo in un altro tempo ma addirittura in un altro luogo.
Quando uscì Garage Olimpo a Buenos Aires, il pubblico non andò in sala, faceva la fila per andar a vedere l'ultimo film premiato a Cannes. Poteva sembrare che non volessero vedere qualcosa che li riguardava, invece per molti era un film su qualcosa successo "allora", in un'altra dimensione, quasi in un altro luogo. E' difficile trovare qualcuno che veramente, dico veramente, sappia e che senta su di sé la quota di responsabilità che gli tocca. Sono pochi. Come sono pochi quelli che si battono perché tutti quei morti e desaparecidos siano parte della storia del proprio paese: nonne, madri e figli di scoparsi che sono stati colpite direttamente dalla violenza militare. La grande maggioranza sente di essere passata indenne da quella tragedia, quindi continua a tenersene alla larga.
Tutti i paesi dell'America Latina oggi soni in qualche modo delle "democrazie" di stampo occidentale, sono i sistemi di governo che meglio hanno favorito l'apertura dei mercati ai capitali stranieri che hanno divorato gli stati, spolpandoli fino all'osso. Governi democratici eletti a colpi di maggioranze inventate dal nulla. Il modello ovunque lo stesso: vivere e consumare come se fossero in europa. Al di là del modello, i consumi sempre più bassi.
Poi un giorno tutto crolla, il dollaro diventa peso e il peso non vale un dollaro. E si piange. Si da la colpa a quel ministro dell'economia, a quell'altro che si è portato via i soldi in anticipo perché lo sapeva enon l'aveva detto. E la polizia ritorna nelle piazze, la stessa di allora.
Perché non l'hanno mai cambiata, la polizia, neanche l'esercito. Non le hanno mai cambiato la testa. L'impunità delle leggi di Obediencia Debida e Punto Final degli anni '80 in Argentina. Durante gli ultimi scontri di dicembre 2001, la polizia di Buenos Aires ha usato la picana portatile a batteria. Si sono evoluti, una volta funzionavano con corrente continua.
E l'hanno usata su un figlio di scomparsi, dell'associazione H.I.J.O.S. che hanno caricato su una macchina.
Per anni si è voluto dimenticare tutto: i trentamila desaparecidos, i figli rubati. Nessuno ha voluto vedere che al governo democraticamente eletto si sono viste le stesse facce: Cavallo un ministro del governo militare, poi ministro dell'economia del governo Menem e finalmente chiamato dall'opposizione sempre nello stesso ruolo. Sempre lui.
Juan Domingo Bussi, governatore di Tucuman, eletto democraticamente dal popolo per un decennio, lo stesso popolo che lui aveva terrorizzato dal 1975 al 1982 quando era capo militare della regione.
Oggi a Tucuman manca un'intera generzione, quelli che avrebbero 43/50 anni. O sono morti, o desaparecidos o fuggiti.
L'incapacità di cambiare.
La cosa che più rattrisita e preocccupa oggi, in Argentina e di riflesso in altri paesi del continente, è che non affiori, non si distingue, una vera alternativa politica. Che avrebbe dei compiti semplici: fare giustizia della storia passata per poter rifondare la coscienza collettiva, quindi giudicare e condannnare i criminali in tutti i paesi del continente. E levare loro ogni dirittto civile. Riformulare i rapporti economici con i paesi che hanno mantenuto le dittature e poi i governi finto-liberal. Avere come meta politico-economica il paese vicino, il Cile, l'Uruguay, il Paraguay, il Brasile.
Smetterla di avere come miraggio Miami o Parigi.
La memoria. Da questa parola bisogna ripartire, in Argentina, in America Latina.
E qui in Italia.