Veronica,
cosa faresti tu se un giorno ti dicessero che devi partire per Madrid, perché
lì ce un ragazzo che potrebbe essere tuo fratello?
Partirei immediatamente. Non ci penserei su neanche un attimo. Ma se lo incontrassi
non gli svelerei tutto subito. Prima gli parlerei un po di quello che
è successo in Argentina, gli spiegherei la questione dei bambini scomparsi,
degli apropiadores. Solo dopo gli direi che ci sono delle possibilità
che lui sia mio fratello. Affrettare le cose, senza avere certezze, può
essere pericoloso: cè il rischio di creare una falsa identità.
È una cosa molto delicata, ci vuole un po di attenzione. Però
di questo argomento potrebbe parlare con più cognizione di causa Mariana,
a cui è capitato di andare a cercare suo fratello, e anche di trovarlo.
Come si è comportata Mariana, appena ha saputo
che forse avrebbe incontrato suo fratello?
È andata in una pasticceria, frequentata quasi esclusivamente da militari.
Voleva vedere il ragazzo che credeva suo fratello, che era un soldato. Non riusciva
però a individuarlo perché nella denuncia giunta qui a Hijos
si diceva che era biondo, invece era castano. Allora si è avvicinata
a uno dei militari che erano seduti lì e ha fatto il nome del suo presunto
fratello. Voleva essere sicura di essere nella pasticceria giusta. Le hanno
confermato che lui viveva lì, lhanno chiamato ed è subito
arrivato. In realtà Mariana non era andata fin lì per parlargli,
ma semplicemente per vederlo. Ma non appena lha incontrato gli ha detto
tutto: che lei aveva un fratello scomparso e che poteva essere proprio lui...
Gli ha lasciato il numero di telefono di Abuelas. Stava ancora tornando
indietro che lui le stava già telefonando. Nel giro di mezzora
da quando aveva avuto la notizia era già andato a farsi fare le analisi
del sangue.
Quanti anni ha questo ragazzo?
Credo ventidue.
Chi lha cresciuto?
La governante di un brigadiere. Sembra che il ragazzo non le abbia ancora detto
niente, perché non sa in che termini parlarle: non ha ancora chiara la
questione dei desaparecidos né tantomeno quella dei figli apropriados.
Ma era entusiasta di aver scoperto una sorella dal nulla.
La apropiadora sapeva da dove proveniva il ragazzo?
Certo: era la cameriera di un poliziotto che stava alla esma.
E lui sapeva di non essere il suo vero figlio, sospettava
qualcosa?
Non credo proprio.
Tornando alla tua storia, tu come ti immagini tuo fratello?
Sono felice che tu dica fratello e non sorella, perché gioisco allidea
che sia un ragazzo...
Non sai se è maschio o femmina?
No, non lo so. Ma comunque per me è un maschio. Quando ero più
piccola scoprii che avevo al mondo un fratello o una sorella, e ricordo che
desideravo fosse femmina. Mi immaginavo una sorellina di un paio danni
più giovane di me con cui poter giocare. Quando sono cresciuta però
ho cominciato a sperare che fosse un ragazzo.
Perché hai questa preferenza?
Non lo so, credo ci sia qualcosa di edipico. Io vorrei che mio fratello assomigliasse
a mio padre. Un giorno, alla mia psicologa che mi chiedeva perché desideravo
che fosse maschio e ricordasse mio padre ho risposto: Perché mio
padre è mio.
Come vivi le tue giornate senza sapere chi è tuo
fratello?
È una sensazione strana. Se sali su un autobus e vedi qualcuno che ti
somiglia, cominci a pensare che potrebbe essere tuo fratello o tua sorella.
Ti chiedi: Ma come, sta seduto accanto a me, e né io né
lui ce ne rendiamo conto?. Se poi conosco qualcuno che mi potrebbe piacere
mi nasce unangoscia terribile, perché magari comincio a provare
attrazione, potrei innamorarmi, e sono frenata dalla paura che sia mio fratello.
Hai paura dellincesto?
Certo. Fantasticando si arriva a pensare anche a questo.
Cambiamo argomento. Quanto tempo ci vuole per avere la
risposta delle analisi?
Di solito si fanno nel Durand, e lattesa è di sei mesi circa, ma
tende sempre ad aumentare, perché devono confrontare il Dna di chi si
è fatto il prelievo con tutti quelli registrati nella loro banca dati.
Però se vai nel Durand aspetti due mesi solo per farle, le analisi. E
questo perché lo Stato non paga le sostanze chimiche necessarie. Limportante
è che il sangue sia trasportato in condizioni di estrema sicurezza, si
deve essere certi che arrivi a destinazione quello giusto e che non venga scambiato.
Certo, fare lesame del Dna privatamente è una cosa diversa...
Costa di più?
Sì.
E quanto?
Non lo so con precisione. Poco tempo fa una ragazza è venuta qui con
dei documenti sui quali era scritto che era stata adottata. Però i suoi
genitori adottivi continuavano a negare questa realtà. Lei voleva farsi
le analisi a tutti i costi per conoscere la verità, ma siccome non aveva
nessun rapporto con i desaparesidos, nel Durand non gliele fecero gratuitamente,
dovette pagare 500 dollari. E lei mi disse che più o meno era questo
il prezzo delle cliniche private. Sono carissime!
Come pensi che avvenga lincontro tra due persone
che potrebbero scoprirsi fratelli? Prevale un sentimento di paura?
Non credo che ci sia paura nellincontrarsi. Io avrei paura piuttosto che
la persona che cerco non mi voglia vedere. Temi un rifiuto. In alcuni casi può
succedere che chi viene informato di una cosa del genere reagisca con un atteggiamento
di rifiuto.
E il processo di riconoscimento secondo te è lungo
o immediato?
Entrambe le cose. Credo che si sviluppi una connessione, unempatia molto
forte sin da subito. Poi la conoscenza effettiva viene con il tempo. È
come conoscere qualcuno che senti di conoscere già, e verifichi questo
proprio mentre lo stai conoscendo gradualmente.
A che punto sono le ricerche per ritrovare tuo fratello?
È tutto molto complesso, sia per quello che si prova emotivamente sia
per le dinamiche della ricerca. Ci si basa principalmente sul cosiddetto libro
delle nascite che è stato trovato da poco nellospedale militare
di Campo de Mayo. È un documento che registra i parti avvenuti allinterno
di quella struttura dal 1975 al 1978. Andrea Amor, un militare che se nera
andato dallesercito nel 1976 perché non voleva partecipare alle
stragi, subito dopo essersi congedato iniziò a lavorare con le organizzazioni
per i diritti umani. Ha fatto unanalisi di questo libro sottolineandone
tutte le irregolarità, perché, essendo stato nellesercito,
era molto informato, e conosceva bene la situazione delle donne che vi sono
citate: ad esempio alcune figurano come partorienti, ma in realtà sono
sterili...
Nel mio caso, la data di nascita di mio fratello è imprecisa, e il libro
ci dà solo unindicazione approssimativa tra la fine di aprile e
linizio di maggio. Anche una testimone, che mi ha dato altre notizie,
non ha potuto essere precisa, perché nel campo era tabicada. In quel
periodo ci furono sei casi e io non posso andare da tutti quanti a dire: Credo
che tu sia mio fratello....
Ma sai chi sono questi sei?
Sì, ed è anche possibile che nessuno di loro appartenga alla mia
famiglia. In fin dei conti il libro delle nascite non è lunico
documento che esiste.
Tu hai già individuato chi più probabilmente
potrebbe essere?
Non ancora. Per il momento sto lavorando con Abuelas. Se sapessi
con certezza che fra questi sei cè mio fratello farei salti di
gioia.
Ma non ti vuoi illudere...
Lidea che mia madre abbia partorito in Campo de Mayo non è campata
per aria. È stata sequestrata dallesercito e detenuta nel Vesubio,
perciò deve aver partorito in un ospedale militare. Siccome il Vesubio
è in provincia di Buenos Aires, penso che sia stato a Campo de Mayo,
perché è il più vicino. Però non posso averne la
certezza.
Come ti immagini oggi i tuoi genitori?
Non me li immagino perché non li ho visti. Non riesco a vederli vecchi:
spontaneamente li immagino ad accudirmi.
Cè chi ha perso i propri genitori in un incidente.
Che differenza cè nellavere padre e madre desaparecidos?
È diverso. In un incidente tu muori, ma quando sei desaparesido significa
che ti hanno ucciso. In una disgrazia spesso non cè un colpevole.
Nel mio caso invece alcune persone a un certo punto hanno deciso di loro spontanea
volontà che i miei genitori e tanti altri non dovessero più vivere.
Ripeto, non sono morti, sono stati uccisi.
Nella mia famiglia erano loro due che militavano. I miei zii non mi dissero
mai che loro erano morti. Per tutti erano scomparsi e non si sapeva se un giorno
sarebbero ritornati. Finché aspetti il loro ritorno, finché ti
illudi, non maturi la certezza che siano morti, e non elabori il lutto. Ma dallaltra
parte, dato che non tornano, alla fine ti senti anche abbandonato, ti chiedi
come possano essersene andati senza di te..
E tu hai provato quella sensazione di abbandono?
Certo, perché mi avevano detto che i miei se nerano andati in viaggio.
Ti ha fatto rabbia?
Ovvio. Ho provato di tutto, delusione, rabbia, odio, dolore. E loro non avevano
nessuna colpa.
Quando hai capito che non era così?
Avevo sette anni quando mi hanno raccontato che erano scomparsi. Io non capivo.
Ho cominciato ad avere le idee più chiare intorno ai quindici. Ma allora
avevo metabolizzato la loro assenza in un altro modo, il senso di abbandono
ormai si era radicato, non era possibile cancellarlo da un giorno allaltro.
Tu hai vissuto con i tuoi zii. Lui, tuo zio, era della
polizia. Vi vedete ancora?
Sì, anche se sempre di meno. Avevo anche due nonne, una mi voleva bene,
laltra molto meno. Sono morte entrambe. Adesso vivo nella casa che mi
ha lasciato la nonna a cui ero affezionata.
Quando eri più piccola, non ti sei mai immaginata
di incontrare i tuoi genitori, di vederli vivi?
Qualche volta mi capita di vedere per strada unattrice che somiglia a
mia madre, e mi fermo a guardarla. Se vedo qualcuno che somiglia a uno dei miei
genitori lo osservo a lungo: ho il desiderio di rivederli vivere, muoversi,
parlare... È molto diverso dalla staticità di una fotografia.
Ho la registrazione della voce dei miei genitori in una cassetta di quando ero
molto piccola. Mi ascoltano recitare alcuni versi, mio padre mi prende in giro
perché sbaglio qualche parola e mia madre ride. Deve essere il periodo
in cui cominciavo a parlare, non oltre i miei 2 anni e 8 mesi, perché
poi li hanno sequestrati.
Nella tua vita personale e sentimentale, sei una ragazza
come tutte le altre?
Non lo so. Non so come ci si sente a non essere figli di desaparecidos. Mi sembra
che chi non ha avuto questesperienza non possa mai capire del tutto, anche
se gli sono morti i genitori. Ma aldilà di una diversità che non
va troppo enfatizzata, per non creare un distacco noi, credo che la differenza
più forte stia nel momento in cui una storia damore finisce, e
arriva il momento di lasciarsi. Quando mi separo da qualcuno per me è
come se la persona morisse, non esistesse più. È una cosa terribile.
Da adolescente continuavo a mantenere dei rapporti damicizia con i miei
ex, non riuscivo a sopportare lidea di non avere più con loro nessun
tipo di relazione. In realtà non è che fossi loro amica, ma non
volevo accettare lidea della perdita...
Mi sembra che fra voi figli ci siano più possibilità
di parlare e di confrontarvi, rispetto a quelli che hanno vissuto una tragedia
personale.
È diverso perché la nostra perdita non è solo personale.
Io ho perso i miei genitori, ma la società ha perso 30.000 persone che
sono desaparecidos. È una cosa capitata a tutto il popolo argentino,
non a me solamente.
Come definiresti la tua famiglia?
Per me la mia famiglia consiste in mio fratello. È il figlio di mia madre
e di mio padre, e al mondo siamo rimasti io e lui. Io sono tutto quello che
a lui è rimasto dei suoi genitori e viceversa. È mio fratello.
Se lo trovassi, con il tempo si renderebbe conto di questo anche lui, ne sono
sicura.
Come sono i rapporti tra voi che lavorate a Hijos?
È un po strano. A Hijos non siamo parenti però
è come se fossimo tutti fratelli. Quando andiamo a ballare stiamo tutti
in gruppo... A volte siamo contenti che ci sia gente che non fa parte dellassociazione,
perché ci ripetiamo sempre che è giusto conoscere persone nuove,
però in realtà poi tendiamo a stare tra noi.
da: Marco Bechis, Argentina 1976-2001 filmare la violenza sotterranea, Ubulibri,
Milano 2001, pp. 213-219.
traduzione di Daniele Aluigi
collaborazione alla riduzione di Leonardo Mello