Il
regista italo-cileno difende il valore politico del suo lavoro. E accusa l'ambasciatore
italiano dell'epoca.
BUENOS
AIRES - Garage Olimpo di Marco Bechis è un film utile. Serve a capire
una triste parentesi della storia argentina che potrebbe sembrare lontana, coperta
com'è, in Italia, da una certa stanca retorica. Serve a farti capire
il senso di soffocamento che deve aver provato un detenuto desaparecido mentre
lo torturavano. Dal film esci un po' stordito, incapace quasi d'affrontare la
realtà del 2000 che ti aspetta fuori, ancora immerso nel mondo di quel
garage, dove i torturatori vanno come impiegati a timbrare il cartellino, a
dare scosse elettriche, a picchiare e a innamorarsi. Sì, perché
Garage Olimpo è la storia della strategia di sopravvivenza di una ragazza
italo- argentina, Maria, che s' abbandona al suo carnefice, Felix, perché
trova in lui l'unica speranza di rimanere in vita.
È una storia un po' autobiografica visto che anche Marco Bechis - il
19 aprile del '77 - venne sequestrato e detenuto per 4 mesi dai torturatori
argentini. Per lui, come per Maria, la realtà divenne quella delle camere
di tortura, dove le scene sono girate con realismo, macchina da presa in spalla,
solo con la luce delle lampadine, e la finzione era la vita di chi stava fuori,
dove le scene sono state girate invece come nella fiction tradizionale, con
i carrelli e le luci artificiali, per creare un contrasto scioccante.
Perché agli italiani interessa ancora così tanto la storia dei
desaparecidos?
"Perché hanno la coscienza sporca. Nel '77, in Argentina, alle madri
che andavano a supplicare la sua collaborazione, l'ambasciatore italiano diceva
che la colpa era dei giovani che si mettevano nei guai e poi avevano il coraggio
di venire a chiedere aiuto. E questo, senza nulla togliere ai giovani consoli
che invece fecero un lavoro eroico, a volte al limite della legalità,
pur d'aiutare le vittime della dittatura. Ma un altro motivo è il forte
legame tra italiani e italo-argentini. L'interessamento agli avvenimenti cileni
del '73 è spiegabile per l'aspetto politico della vicenda. Era facile
schierarsi e capire lo scenario. In Argentina invece la situazione era molto
più intricata, perché tra i peronisti c'era l'estrema destra come
l'estrema sinistra, era un momento complesso da decifrare. Questo ha rallentato
l'interessamento per una situazione dove la difesa dello status quo copriva
anche molti interessi italiani. E non intendo dire solo quelli della P2".
Sì, ma come mai c'è ancora molto interesse tra i giovani per fatti
che risalgono a più di 20 anni fa?
"Credo che essendo i protagonisti di questi avvenimenti molto giovani,
s'identificano facilmente. Non dimentichiamoci che gli stessi torturatori erano
giovani: Videla aveva 49 anni, "El Tigre" Acosta ne aveva 33, l'aguzzino
Astiz ne aveva 24. L' atroce naturalezza di Garage Olimpo rende ancora più
facile questo processo. E fa scattare la voglia di sapere, di capire. Recentemente
a una presentazione del film a Roma una ragazza s'è alzata e mi ha intimato:
"Adesso lei ci deve dire tutto quello che sa sui desaparecidos", e
sono stati tutti lì ad ascoltare per più di un'ora".
A cosa può servire un film come "Garage Olimpo": a superare,
a ricordare?
"La mia intenzione è politica non analitica. Sono contrario alla
psicanalisi nel cinema, quindi non ha niente a che vedere con la risoluzione
di un mio trauma. Questo film è una riflessione sulla mia generazione.
Non ero interessato a rifare la storia di quegli anni come fanno gli americani
oleograficamente. L'idea mi è venuta nel '94 mentre lavoravo in Bosnia
al progetto di un film mai realizzato. Mi resi conto che l'indifferenza degli
italiani per una tragedia così vicina era la stessa della città
di Buenos Aires per i sotterranei della tortura. Siamo tutti complici degli
orrori che ci accadono accanto. Dobbiamo rendercene conto, anche se non è
facile raccontarli. Una donna sopravvissuta a un lungo periodo di detenzione
e di tortura disse un giorno a qualcuno che le chiedeva cosa le avessero fatto:
"Di certe cose parlo solo con le mie piante". Questa risposta mi ha
accompagnato sempre, dalla scrittura al montaggio di Garage Olimpo".
DESAPARECIDOS
Venerdì
arriva in Italia "Garage Olimpo",
l'appassionato film di Marco Bechis sulla dittatura argentina degli anni Settanta