"Qualcuno ha la coscienza sporca" di CARLO PIZZATI
La Repubblica, 24 gennaio 2000

Il regista italo-cileno difende il valore politico del suo lavoro. E accusa l'ambasciatore italiano dell'epoca.

BUENOS AIRES - Garage Olimpo di Marco Bechis è un film utile. Serve a capire una triste parentesi della storia argentina che potrebbe sembrare lontana, coperta com'è, in Italia, da una certa stanca retorica. Serve a farti capire il senso di soffocamento che deve aver provato un detenuto desaparecido mentre lo torturavano. Dal film esci un po' stordito, incapace quasi d'affrontare la realtà del 2000 che ti aspetta fuori, ancora immerso nel mondo di quel garage, dove i torturatori vanno come impiegati a timbrare il cartellino, a dare scosse elettriche, a picchiare e a innamorarsi. Sì, perché Garage Olimpo è la storia della strategia di sopravvivenza di una ragazza italo- argentina, Maria, che s' abbandona al suo carnefice, Felix, perché trova in lui l'unica speranza di rimanere in vita.
È una storia un po' autobiografica visto che anche Marco Bechis - il 19 aprile del '77 - venne sequestrato e detenuto per 4 mesi dai torturatori argentini. Per lui, come per Maria, la realtà divenne quella delle camere di tortura, dove le scene sono girate con realismo, macchina da presa in spalla, solo con la luce delle lampadine, e la finzione era la vita di chi stava fuori, dove le scene sono state girate invece come nella fiction tradizionale, con i carrelli e le luci artificiali, per creare un contrasto scioccante.
Perché agli italiani interessa ancora così tanto la storia dei desaparecidos?
"Perché hanno la coscienza sporca. Nel '77, in Argentina, alle madri che andavano a supplicare la sua collaborazione, l'ambasciatore italiano diceva che la colpa era dei giovani che si mettevano nei guai e poi avevano il coraggio di venire a chiedere aiuto. E questo, senza nulla togliere ai giovani consoli che invece fecero un lavoro eroico, a volte al limite della legalità, pur d'aiutare le vittime della dittatura. Ma un altro motivo è il forte legame tra italiani e italo-argentini. L'interessamento agli avvenimenti cileni del '73 è spiegabile per l'aspetto politico della vicenda. Era facile schierarsi e capire lo scenario. In Argentina invece la situazione era molto più intricata, perché tra i peronisti c'era l'estrema destra come l'estrema sinistra, era un momento complesso da decifrare. Questo ha rallentato l'interessamento per una situazione dove la difesa dello status quo copriva anche molti interessi italiani. E non intendo dire solo quelli della P2".
Sì, ma come mai c'è ancora molto interesse tra i giovani per fatti che risalgono a più di 20 anni fa?
"Credo che essendo i protagonisti di questi avvenimenti molto giovani, s'identificano facilmente. Non dimentichiamoci che gli stessi torturatori erano giovani: Videla aveva 49 anni, "El Tigre" Acosta ne aveva 33, l'aguzzino Astiz ne aveva 24. L' atroce naturalezza di Garage Olimpo rende ancora più facile questo processo. E fa scattare la voglia di sapere, di capire. Recentemente a una presentazione del film a Roma una ragazza s'è alzata e mi ha intimato: "Adesso lei ci deve dire tutto quello che sa sui desaparecidos", e sono stati tutti lì ad ascoltare per più di un'ora".
A cosa può servire un film come "Garage Olimpo": a superare, a ricordare?
"La mia intenzione è politica non analitica. Sono contrario alla psicanalisi nel cinema, quindi non ha niente a che vedere con la risoluzione di un mio trauma. Questo film è una riflessione sulla mia generazione. Non ero interessato a rifare la storia di quegli anni come fanno gli americani oleograficamente. L'idea mi è venuta nel '94 mentre lavoravo in Bosnia al progetto di un film mai realizzato. Mi resi conto che l'indifferenza degli italiani per una tragedia così vicina era la stessa della città di Buenos Aires per i sotterranei della tortura. Siamo tutti complici degli orrori che ci accadono accanto. Dobbiamo rendercene conto, anche se non è facile raccontarli. Una donna sopravvissuta a un lungo periodo di detenzione e di tortura disse un giorno a qualcuno che le chiedeva cosa le avessero fatto: "Di certe cose parlo solo con le mie piante". Questa risposta mi ha accompagnato sempre, dalla scrittura al montaggio di Garage Olimpo".

DESAPARECIDOS Venerdì arriva in Italia "Garage Olimpo",
l'appassionato film di Marco Bechis sulla dittatura argentina degli anni Settanta

BUENOS AIRES - "È stato come presentare un film sui campi di concentramento di Auschwitz nella Berlino del '65", spiega l' italo-cileno Marco Bechis, il regista di Garage Olimpo, uno sguardo senza retorica sui sotterranei dei torturatori argentini negli anni 70. Il racconto di Maria, maestra italo-argentina (interpretata dalla bravissima Antonella Costa) che viene sequestrata dagli squadristi di Videla e del suo rapporto con lo spietato Felix (l'intenso Carlos Echeverria) è stato accolto dagli argentini come un invito a riflettere. Dominique Sanda, la madre di Maria, e Chiara Caselli, nel convincente ruolo di una terrorista, completano un cast di attori capaci di trasmettere il terrore della dittatura senza sbrodolature.
Garage Olimpo ha debuttato a settembre in 15 sale in tutta Buenos Aires, dando il via a un rapido tam tam mediatico. Dopo una diffidenza iniziale, dettata dalla recente esperienza di tanti film commerciali sul tema della tortura, il passaparola s'è diffuso in fretta, soprattutto tra i giovani, facendo sì che il film, dopo 5 mesi, sia ancora presente in alcune sale della capitale. E stato recensito e analizzato in tutti gli aspetti, eviscerando un tema che ancora non è stato né digerito né elaborato sufficentemente, forse proprio a causa dell'impunità di molti dei carnefici delle 30 mila vittime della dittatura.
In Garage Olimpo - che sarà sugli schermi italiani da venerdì prossimo (mercoledì alle 11.30 all'Università la Sapienza di Roma è previsto un incontro con il regista, coordinato dai professori Orio Caldiron e Francesco Villari, e giovedì l'anteprima ad inviti del Trovaroma al Cinema Nuovo Olimpia di Roma alle 20.30 e 22.30) - non si vedono mai né torture né stupri, una tecnica che rende ancora più toccante il dolore della violenza. Suggerendo il terrore, allo spettatore non resta che immaginarlo. Ed è molto più inquietante. È forse per questo, e per la delicatezza nella scelta della fotografia e per l'efficace sceneggiatura, che Garage Olimpo, oltre a ricevere critiche molto entusiaste a Cannes, ha vinto premi in Grecia, in Spagna, a Cuba e a Messina, dov'è stato applaudito da un pubblico prevalentemente di giovani. In un sondaggio del quotidiano El Clarin tra attori, registi e tecnici del cinema argentino, Garage Olimpo ha preso solo un voto in meno di "Mundo Grua" come miglior film da inviare agli Academy Awards per rappresentare l'Argentina a Hollywood.