La
maestra e l'aguzzino, orrori a Buenos Aires di
Irene Bignardi
La Repubblica 30-1-2000
Marco Bechis racconta
in modo commovente e rigoroso il dramma dei desaparecidos, vittime della dittatura
argentina Garage Olimpo.
Otto anni fa, ai tempi del suo primo film Alambrado, si poteva gi scommettere
sul talento di Marco Bechis. E a otto anni di distanza, dopo un lungo silenzio,
Garage Olimpo - emozionante, duro, rigoroso - arrivato lo scorso maggio nel
panorama di Cannes a confermare le qualit di un cineasta molto speciale portandosi
dietro tutta la forza di una terribile esperienza collettiva che il film rivisita
attraverso una storia individuale. La storia raccontata dal film di Marco Bechis,
quella che lui ha vissuto da studente a Buenos Aires e da cui fortunatamente
e fortunosamente uscito, quella di trentamila ragazzi scomparsi per mano dei
militari argentini nei tragici anni dei desaparecidos. Il suo carcere si chiamava
Club Atletico anzich Garage Olimpo, il finale, per fortuna, diverso. Ma che
sia una esperienza vera, vissuta in prima persona, lo si sente, nel trattamento
semplice, austero, severo della vicenda, scritto da Bechis assieme a Laura Fremder.
Anche se, mettendo al centro della vicenda un personaggio femminile e costruendo
un singolare rapporto a due, Bechis attiva un meccanismo appena pi romanzesco.
La protagonista della storia una giovane maestra che si chiama Maria (Antonella
Costa, bravissima) e vive con la madre Dominique Sanda in una bella vecchia
casa in declino di cui affittano alcune stanze. Ma sotto la copertura neanche
tanto prudente del suo lavoro di maestra nelle bidonville, Maria una fiera
oppositrice del regime, come Ana (Chiara Caselli) capace di andare a piazzare
una bomba sotto il letto di un alto ufficiale che si d il caso sia il padre
di un'amica (l'episodio realmente accaduto). Anche uno degli inquilini di
casa, Felix (Carlos Echeverria), un misterioso ragazzo senza famiglia e senza
storia, forse innamorato di Maria, ha una vita segreta: lavora da manovale dell'orrore
al Garage Olimpo, una delle tante case della tortura sparse per Buenos Aires
dove i militari perseguitano i loro prigionieri. E' l che, dopo un blitz improvviso,
viene portata e tenuta prigioniera Maria, mentre fuori la sua vita viene fatta
a pezzi. E capita che il suo carceriere sia proprio Felix. Il quale, travolto
da una sindrome di Stoccolma al contrario, innamorato della ragazza, fa tutto
quello che possibile in una situazione cos perversa e inarrestabile per alleviarle
la prigionia, senza accorgersi che Maria si muove ascoltando solo il suo istinto
di sopravvivenza. E senza che ci sia speranza alcuna di un lieto fine. La bravura
di Bechis sta nel condurre il suo Kammerspiel - che si apre nel finale a un'immagine
sconvolgente del Rio della Plata - con straordinario pudore, senza mai cedere
in rigore ai risvolti romanzeschi di film anche molto belli come "La storia
ufficiale" o "La morte e la fanciulla", giocando sulla normalit perversa della
situazione, sulla routine della prigionia, sulla impiegatizia, irresponsabile
banalit del male, innescando, in questa normalit, un'identificazione che ci
costringe a ricordare degli orrori troppo presto messi in un angolo della memoria.