Dopo i premi raccolti nei festival arriva in Italia "Garage Olimpo"
Il suono dell'orrore argentino La tragedia dei desaparecidos nel film di Bechis
Unionesarda 27-1-2000

"Garage Olimpo", presentato all'ultimo festival di Cannes, carico di premi in Spagna (festival di Huelva) e a Cuba (festival latino americano), esce domani nelle sale italiane. E' il film in cui Marco Bechis, nato in Cile da madre cilena di origine svizzero-francese e da padre italiano, racconta con spunti autobiografici e testimonianze di desaparecidos sopravvissuti, gli anni bui dell'Argentina. Così, in tempi di aperture di Porte Sante, una porticina scalcinata e vecchia di un garage alla periferia di Buenos Aires ci riporta alla realtà dolorosa, ancora attuale e mai dimenticata: i desaparecidos. Le centinaia di vittime della repressione tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, quando tutto il mondo si appassionava al calcio dei mondiali argentini del '78 e non sapeva cosa accadeva a due passi da quegli stadi nell'orrore dei sottoscala tramutati in camere di tortura. Marco Bechis è stato espulso da Baires per motivi politici a 20 anni. E' così arrivato in Italia dove lavora. Il suo film Garage Olimpo è una dolorosa storia autobiografica, "fatta soprattutto di suoni. Il suono delle persone che si trascinavano in catene nel cemento dei bui sotterranei del garageČ. Il pensiero di Bechis su Pinochet non promette sorprese: "Anche se vecchietto e malato merita un processo fino in fondo. Tante repressioni, tanti totalitarismi, tante violenze, penso alla Cecenia o alla Bosnia, non hanno avuto uomini-simbolo del male. Pinochet lo è stato ed è riconoscibile mel mondo. Francamente - dice Bechis - non lo ridarei indietro, ma lo terrei per la StoriaČ. Bechis nel '77 era un maestro elementare a Buenos Aires, militante della sinista illegale. "Fui sequestrato in condizioni simili a quelle che vivono i protagonisti del film. Bendato, denudato, incatenato, torturato, senza sapere se quello che stai vivendo è l'ultimo dei tuoi giorni. Sono fortunato: grazie alle pressioni della mia famiglia sono stato lì solo tre mesi, un caso eccezionale che non ha riguardato gli altri 160 italiani. L'ambasciata alle donne di Majo rispondeva che non poteva fare nulla per questi ragazzi, invece i consoli, giovani e sensibili hanno fatto tanto per aiutarci. Sono stato liberato: avevo 20 anni, non ero nelle gerarchie sovversive, era meglio non diventassi un caso diplomatico. Quando Bechis ha deciso di fare il film si è convinto che era stata proprio l'indifferenza di tutti, dei vicini di casa piuttosto che dei politici a permettere tutto questo e non solo per il caso argentino. Così ha intervistato 5 sopravvissuti che l'hanno aiutato "a ricordare e a non dimenticareČ. Quelle due leggi di amnistia fatte dopo la fine della repressione non vedono Bechis troppo d'accordo, ma il problema principale riguarda ora i bambini, quei 400 orfani di desaparecidos, "adottati" dagli uomini del terrore. La spiegazione storica di tutto questo c'è già: "Dopo l'avvento di Castro a Cuba, gli americani hanno istruito i militari sudamericani".