"Ora possiamo pensare al prossimo..."

di Lara Fremder

Era, se non ricordo male, il 1992. Alambrado era appena uscito e in qualche modo il capitolo si poteva considerare chiuso o temporaneamente sospeso. C'era spazio e tempo per pensare a qualcos'altro da scrivere insieme, se ne avessimo avuto voglia. Da via Morigi, casa di Marco, luogo a me carissimo, sede di interminabili dispute e ricchissimi confronti, ci mettemmo a camminare fino al Castello. Faceva freddo, era già buio, ma ci sedemmo, comunque, su una panchina, barricati dentro pesanti giacconi a pensare a un nuovo film. Marco sapeva già molto bene di che cosa voleva parlare: la violenza sull'uomo, la dittatura militare, l' umiliazione, la follia, la banalità del male... L'unico problema era "come parlarne". E su questo abbiamo lavorato veramente moltissimo, anni, mai contenti. Non ricordo nemmeno più quante stesure, quanti titoli, quanti personaggi, quanti finali! Per un periodo interrompemmo la scrittura, presi da altri progetti e altre necessità. Come spesso capita, le sospensioni, nella vita, hanno un loro profondo senso e non necessariamente significano la fine di un progetto o di un pensiero o di un amore. Si sospende... Quando tornammo al lavoro su Garage Olimpo, tutto era più chiaro, ma fu un continuo lavorarci, incessante, anche durante le riprese, per i continui cambiamenti. Era un lavoro che non voleva proprio starsene tranquillo, per il quale la parola fine, in un certo senso, non l'abbiamo mai voluta scrivere, nemmeno ora, con il film nelle sale, ai festival, nelle università. La scriveremo, e non possiamo che augurarcelo, in tempi migliori, in tempi di giustizia e di pace.
 
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