"In Garage Olimpo è come se un vento avesse soffiato a rendere secco linguaggio e immagini, ad asciugare gli occhi. Questa secchezza è una dote essenziale di Bechis, che rende così efficace e discreta la commozione. E' una sua dote la forza delle figure femminili, forse neanche scelta, e quasi risultante dalle cose. In Garage Olimpo ci sono soprattutto una madre e una figlia. In Alambrado una sorella, in Figli una sorella. Così almeno mi pare. Voglio dire anche che c'è in Garage Olimpo una capacità sconvolgente di toccare il nervo della tortura, l'oscena intimità di cui il torturatore pretende di contagiare il torturato. E' insieme un'oscenità della tecnica e della frustrazione sessuale, una specie di stupro compiuto da un medico sulla paziente sveglia e immobilizzata.
... Garage Olimpo l'ho visto in un fortuito intervallo della mia galera. Non so se e come vedrò Figli. L'ho letto. E' strano dire così di un film: l'ho letto. Naturalmente, chi ama il cinema legge le sceneggiature, e questa edizione ha il gran merito di permetterlo. Ma leggere prima e invece che vedere: questo è strano. Però ho letto Figli con una gran passione e commozione."

(dall'introduzione di Adriano Sofri)