"Antidoto
contro il passato"
di MASSIMO VINCENZI
La Repubblica 10 marzo 2000
"La liberazione di Pinochet una sconfitta per tutti"
Il regista Bechis autore di "Garage Olimpo":
"Il processo di Roma è un momento importante per non dimenticare"
ROMA - "La memoria è importante, i simboli sono importanti, il ricordo
è importante": Marco Bechis, il regista di "Garage Olimpo",
accompagna il suo ottimo italiano con la melodia cantilenante tipica dei sudamericani.
Ma le sue parole, quando racconta il terribile passato delle sue terre, graffiano
come il gesso sulla lavagna. Oggi a Roma inizia il primo processo italiano contro
militari argentini accusati della morte di otto italiani desapericidos e Bechis
è, assieme a tanti altri, su un ideale banco degli accusatori.
Quello della Capitale è un processo che viene da lontano: i primi atti
sono di diciassette anni fa, quando il giudice spagnolo Garzon non si occupava
ancora di Augusto Pinochet. Sembra ieri, ma in realtà è passato
un secolo e in quel periodo una causa del genere appariva fatta apposta per
essere archiviata. Una battaglia per utopisti, una battaglia perfetta per quelli
come Bechis e tanti suoi coetanei, che da tempo hanno imparato ad affrontare
la realtà prendendo il giro largo.
Nato in Cile da madre italiana, cresciuto in Argentina, il cineasta ha vissuto
sulla propria pelle gli anni bui del Sudamerica. Imprigionato e torturato dal
regime di Buenos Aires non ha mai smesso di combattere la dittatura con le sue
opere e con il suo impegno civile in giro per il mondo. "Questo processo
è importante perchè è una bandiera, un antidoto contro
un passato che non deve ritornare. In giro sento tanto parlare di riconciliazione,
ma è una parola falsa, stonata. La riconciliazione è possibile
solo se i colpevoli hanno pagato e le vittime sono state risarcite. Senza giustizia,
non si può voltare pagina".
Concetti semplici, logici che contrastano con le immagini del ritorno in Cile
di Pinochet, accolto dai suoi amici militari come un eroe: "La sua liberazione
è una sconfitta bruciante, quello che è successo a Santiago fa
male. Tutti i discorsi diplomatici del governo inglese si perdono nel vento,
la verità è che ci sono delle prove e che l'ex dittatore doveva
essere processato e giudicato. Con la decisione di Straw si è persa la
speranza che esiste una morale, un tribunale sovranazionale che giudichi i colpevoli
dei crimini contro l'umanità. Invece la globalizzazione funziona solo
per i mercati e non per la giustizia".
Una sconfitta in più per una generazione abituata a perdere, ma non ad
arrendersi: "L'arroganza dei militari in Cile e in minor misura in Argentina
è la prova che la strada da fare è ancora lunga. I regimi di quel
periodo portavano avanti un progetto politico e uno economico. Il primo è
stato battuto, ma il secondo ha vinto con il liberismo imperante ora in Sudamerica.
Per i valori non c'è spazio, vince solo il mercato, i perdenti siamo
ancora una volta noi ed è per questo che dobbiamo lottare ancora".
Ed è per questo che la memoria è importante, che i simboli sono
importanti, che il ricordo è importante: "Per questo il processo
di Roma è ora un fatto centrale, da mettere in vetrina, da sostenere
con tutte le forze". Per non dimenticare, per cacciare indietro un passato
che sembra non volere morire mai.